giovedì 7 maggio 2020


I pionieri del calcio italiano – Le società scomparse


La storia del nostro calcio non è stata scritta solo dalle squadre che tutti noi conosciamo, ma anche da compagini che sono state le progenitrici delle attuali e altre che sono state sciolte.

Esempio perfetto è il primo torneo del 1898: figuravano l’Internazionale Torino (maglia bianconera), la Torinese FC (maglia nero e oro) e la Ginnastica Torino (maglia bianco-blu), oltre al Genoa: la prima si è fusa con la seconda. I dirigenti della Torinese, nella quasi totalità, il 3 gennaio 1906 hanno fondato il Torino FC. La terza, invece, si è sciolta pochi anni dopo, non arrivando ai 10 anni di vita.

Stemma FC Torinese e stemma Torino FC
Per dare l’idea, nei tornei prima del “girone unico”, ci sono state più di 80 squadre che hanno calcato i campi in gare di qualificazione regionale e/o nelle fasi finali.

Come si vedrà, il 1926 sarà una data importante per molte squadre. 
Al termine del campionato, la FIGC era dilaniata dai contrasti, ma quello che fece saltare il banco fu la protesta arbitrale: gli arbitri dell’epoca erano ex dirigenti o ex giocatori, ma esisteva la possibilità, da parte delle società, di poter ricusare il direttore di gara non gradito. Quando la misura fu colma, le giacchette nere si rifiutarono di scendere in campo. A quel punto il Regime, che già si era accaparrato molti ruoli strategici, fu costretto ad intervenire mettendo mano alla riorganizzazione dei tornei: fu una prima apertura verso il professionismo.

Vennero imposte fusioni tra squadre della stessa città e anche promozioni a tavolino; furono create la Divisione Nazionale (in pratica la Serie A) e le categorie inferiori. La B si chiamava Prima Divisione.

Così nacquero storie particolari, società che intrecciarono i loro destini più volte, come quattro squadre di Genova: La Dominante, AC Liguria, Andrea Doria e Sampierdarenese (tutte giocheranno almeno un campionato a girone unico).

La sezione calcistica della Sampierdarenese fu creata nel 1899 ma, per vederla in Prima Categoria Nazionale, occorse aspettare gli anni ’20, nei quali fu sempre protagonista fino al 1927, anno nel quale il Regime Fascista impose la fusione con l’Andrea Doria (come vedremo, non sarà l’unica volta che i destini delle due compagini si incontrano), dando vita a La Dominante (maglia nera con bordi verdi), che giocherà nel quartiere di Cornigliano. L’obiettivo, era di cercare di raggruppare le squadre delle stesse città, anche per evitare che le accese rivalità sfociassero in tafferugli.
Stemma La Dominante
La Dominante ebbe una vita brevissima. I motivi? La fusione non fu gradita dalle due tifoserie, che non seguirono la nuova “creatura”, oltre al fatto che i risultati furono molto deludenti e quindi negativi per l’immagine del Regime. Dopo soli tre anni venne decisa la fusione con la Corniglianese, dando origine alla FBC Liguria. Destino volle che anche questo esperimento fallisse, facendo ritornare in vita la Sampierdarenese.

Ma i gerarchi non archiviarono il nome Liguria, lo riutilizzarono per creare l’AC Liguria (maglia bianca con una riga orizzontale nera ed una rossa uguale a quella della Sampierdarenese), unendo nuovamente la Corniglianese questa volta con la Rivarolese.

Una formazione dell'AC Liguria del 1938
La “nuova” compagine, ebbe l’onore di partecipare a ben 5 campionati di Serie A, con un più che onorevole 6° posto nel 1938/39. La storia di questo club termina con la caduta del Regime Fascista e il suo titolo sportivo viene rilevato dal Sampierdarenese (terzo ritorno!).

L’Andrea Doria, invece, venne sciolta e ricostituita più volte ed è quella con risultati più lusinghieri, nel periodo antecedente al girone unico.

Sampierdarenese (a destra) ed Andrea Doria (a sinistra)
Il settore calcistico dell’Andre Doria, nel 1946, si fonderà con la Sampierdarenese creando la Sampdoria, mentre la società continua tutt’ora a operare nelle altre discipline sportive (pallanuoto, ginnastica, nuoto, ecc.).

Nello stesso periodo storico si compiono i destini di altre compagini.

Stemma US Milanese
Quello dell’U.S. Milanese, maglia a scacchi bianchi e neri, che ha al suo attivo anche una finale scudetto, persa contro la Pro Vercelli nel 1909.  Ottenne buoni risultati, tanto che nel 1928 venne ammessa alla Divisione Nazionale a tavolino. La gioia, tuttavia, durò pochi giorni, poiché i gerarchi decisero che doveva unirsi all’Internazionale, creando l’Ambrosiana, nome più confacente alle idee autarchiche del partito e per lasciare uno spazio libero, per inserirvi la Fiumana.

US Fiumana
L’Unione Sportiva Fiumana (maglia rossa con stella bianca) venne promossa d’ufficio per premiare la Venezia Giulia, terra di confine. Era nata dalla fusione di due società, una delle quali, la Olympic Fiume, vide tra le sue fila nella stagione 1924/25 Ernò Egri Erbstein, che diventerà un tecnico capace e innovativo, perito il 4 maggio nell’incidente aereo a Superga con il Grande Torino.

In Serie A rimase solo una stagione, poi iniziò una lenta caduta verso le serie inferiori. La sua storia si concluse al termine della Seconda Guerra Mondiale, con il passaggio della città di Fiume alla Jugoslavia (oggi Croazia). L’anno dopo lo scioglimento dell’US Fiumana nacque il HNK Rjieka, attuale squadra cittadina.

Particolare è la storia del Pastore FC, squadra di Torino (maglia bianca con stella blu) del quartiere Pozzo Strada; e lo è non tanto per meriti sportivi quanto per il fatto che fu obbligata allo scioglimento, dal Regime Fascista, nel 1925; le fu negato un terreno di gioco e la possibilità di partecipare a qualsiasi manifestazione sportiva; purtroppo non sono riuscito a trovare i motivi che portarono a tali decisioni.

Tra le decine di compagini, una, diventerà protagonista, ma in un altro sport.


Virtus Bologna 
La Virtus Bologna è una polisportiva fondata nel 1871 che, nel 1910, assorbe due società di calcio, il Gruppo Sportivo Bolognese e la Nazionale Emilia FC, creando la sezione football, che resterà in vita fino al 1924, quando verrà radiata per illecito sportivo.

Se nel calcio ha quattro tornei nella massima serie, nella pallacanestro ha ben 15 scudetti, 8 Coppe Italia e 5 trofei internazionali.

Cinque squadre che per tante stagioni si sono date battaglia nei gironi del centro Italia e del Lazio hanno un destino comune: si uniscono, in tempi differenti, per dare vita all’AS Roma.


SGS Fortitudo
La Società di Ginnastica e Scherma Fortitudo (maglia blu con riga rossa sopra i pantaloncini), l’Alba Roma (maglia verde con striscia bianca), la Pro Roma (maglia bianca) e il Roman (maglia giallo rossa), decisero di unirsi per cercare di creare una squadra più competitiva. Le prime due, diedero il numero maggiore di calciatori alla nuova rosa, mentre sede, campo di gioco e colori sociali furono quelli del Roman. Per lo stemma si ispirarono a quello della Fortitudo, cambiando, ovviamente, i colori.


Alba Roma
Delle quattro, Fortitudo e Alba Roma, sono quelle che hanno ottenuto i migliori risultati, arrivando, anche, una volta a testa, a disputare una finale scudetto, perdendole entrambe: nel campionato 1921/22 la prima e nel 1925/26, la seconda.  
Sono state rifondate in tempi successivi, rimanendo sempre nelle categorie dilettantistiche, per poi cessare l’attività.

Spostandoci un po’ più a sud, quando comparve per la prima volta il girone di qualificazione campano (1912/13), le uniche squadre partecipanti erano l’Internazionale Napoli ed il Naples FC.



Le due formazioni, non ebbero risultati apprezzabili, al di là del girone regionale. Nel 1922 si fondono, creando Internaples FBC. Pochi anni dopo, nel 1926, assume la denominazione di AC Napoli che altri non è che l’attuale SSC Napoli.

In Toscana, troviamo due compagini, il Club Sportivo Firenze e Palestra e Ginnastica Fiorentina Libertas, che non hanno ottenuto risultati di rilievo ma che assumeranno importanza nel 1926, quando, unendosi, daranno vita alla ACF Fiorentina.

Altre squadre, tramite fusione o cambio di nome diedero vita a squadre che hanno avuto un futuro nel calcio professionistico di Serie A e Serie B: Audace Taranto e Pro Italia Taranto, che avevano primeggiato, alternativamente, nel girone pugliese, danno vita all’AS Taranto.

Virtus Juventusque e Spes Livorno, sono i “genitori” del Livorno attuale come il Football Club Liberty e l’US Ideale hanno contribuito alla creazione del Bari.

Meriterebbero di essere citate tutte, perché è anche grazie a loro se milioni di appassionati, nei decenni successivi, si sono legati a questo sport.

A maggior ragione pensando che atleti e dirigenti erano spinti solo dalla passione per il calcio; per loro era un gioco, un divertimento e non un lavoro.

Panino


Società Ginnastica Torino

Carta di Viareggio

lunedì 4 maggio 2020



4 MAGGIO 1949



"Quel giorno di pioggia" dei Sensounico



Ci siamo arrivati anche quest’anno, nonostante il Covid.

Oggi è il 4 maggio.

E come ogni anno, noi che abbiamo il sangue di un rosso un po’ più scuro di tutti gli altri, ricordiamo il nostro passato.

Ricordiamo la nostra storia più grande.

La storia di quel pugno di uomini che, con un talento immenso nei piedi e la grinta nei cuori, arrivò a toccare il cielo del mondo e in quel cielo rimase, senza mai cadere.

Perché sarebbero caduti davvero solo invecchiando, come sarebbe stato naturale.

Ma così non avvenne. Restarono lassù, cristallizzati nella loro imbattibilità, senza che il tempo li potesse scalfire mai.

Tutto è stato scritto sul Grande Torino, e probabilmente quel tutto non sarà mai abbastanza.

Per omaggiare gli Invincibili, nel mio piccolo, voglio riportare su questo blog una poesia che ho letto per la prima volta nel ’98 sul libro di Franco Ossola “Grande Torino per sempre!”, e che non ho mai visto comparire in rete in tutto questo tempo, nonostante le mie ricerche.

Una poesia meravigliosa che immagina quegli uomini tra gli ultimi struggenti istanti delle loro vite a bordo del trimotore FIAT G. 212 e i primi passi in un aldilà dove, forse, su altri prati, giocheranno ancora.

Eccovela…



Roborio




VIVA IL TORINO


Entra nel campo Valentino il capitano.

“Dove siete amici?”

C’è poca luce, e solo lo schianto dell’apparecchio ritorna monotono.

E le streghe sul colle lasciano i vecchi re e vanno a vedere chi è questo Gabetto

e rifanno la danza di Guglielmo.

“Dove siete amici?”

L’ombra di Baci piange sulla porta.

E tu Maroso, perché non ti muovi?

Non senti l’urlo di Castigliano zampa di velluto, fermo il pallone a mezza altezza?

Tornate indietro, tornate indietro, troppo alta è la basilica!

Ossola solo capì che stavano perdendo, ma non fiatò.

Tanto era scritto.

E ad Ezio Loik che scuoteva la testa la luce improvvisa sembrò uno scherzo

e a voce bassa chiese: “Meo, Meo, che cos’è?”.

No, i bambini, i miei bambini!

Ma tutto era scritto e i bambini di Menti inutilmente cominciarono a piangere verso sera.

Ripete Valentino il capitano granata: “Dove siete amici?”

Ballarin in ginocchio non può allacciare la sua scarpa destra.

Ballarin il forte dunque non si muoverà?

E neppure Riga, una gamba in alto, una gamba in basso, i pugni in avanti?

Aspettano il fischio?

Non sentono che il vento del colle di Superga?

Tutti sono fermi, freddi e disperati.

I gatti urlano nel cortile dei frati, più rabbiosi ancora di Valentino.

Che non può capire.

Che non può parlare.

Che non può guidare i suoi compagni in porto.

Ma Grezar ride, rigido e felice:

“Sono sempre in squadra”, dice a Martelli.

“Siamo tutti morti. Viva il Torino"!


Di Franco Melandri




I CAMPIONI D’ITALIA


BACIGALUPO Valerio                 Vado 12/03/1924                             

BALLARIN Aldo                          Chioggia 10/01/1922                         

BALLARIN Dino                          Chioggia 23/09/1923                         

BONGIORNI Emile                      BoulogneBillancourt 19/03/1921     

CASTIGLIANO Eusebio              Vercelli 09/02/1921                           

FADINI Rubens                            Jolanda di Savoia 01/06/1927         

GABETTO Guglielmo                  Torino 24/02/1916                             

GRAVA Ruggero Revelli             Claut 26/04/1922                               

GREZAR Giuseppe                     Trieste 25/11/1918                            

LOIK Ezio                                     Fiume 26/09/1919                             

MAROSO Virgilio Romualdo      Crosara di Marostica 26/06/1925 

MARTELLI Danilo                        Castellucchio 27/05/1923                

MAZZOLA Valentino                   Cassano d’Adda 26/01/1919           

MENTI Romeo                              Vicenza 05/09/1919                         

OPERTO Piero                             Torino 20/12/1926                            

OSSOLA Franco                          Varese 23/08/1921                           

RIGAMONTI Mario                       Brescia 17/12/1922                          

SUBERT Jiulius                           Budapest 12/12/1922                      



DIRIGENTI E TECNICI

AGNISETTA Egidio                                                                               

CIVALLERI Ippolito                                                                               

BONAIUTI Andre                                                                                   

ERBSTEIN Egri                            Nagyvarad 13/05/1898                    

LIEVESLEY Leslie                       Staveley 23/06/1911                        

CORTINA Ottavio                                                                                  


GIORNALISTI


CASALBORE Renato                 Salerno 01/01/1891            

CAVALLERO Luigi                     Torino 23/04/1907              

TOSATTI Renato                         Genova 1908                                 


EQUIPAGGIO


BIANCIARDI Cesare                                                                          

D’INCA Celeste                                                                                  

MERONI Pierluigi                                                                               

PANGRAZI Antonio                                                                           








lunedì 27 aprile 2020




BONGO BONGO BONGO ME NE VADO FINO IN CONGO




Sì, su Alzatori di Sedie si comincia a parlare di tennis.

O meglio, si comincia col parlare di chi parla di tennis.

Veniamo subito al punto: se per caso qualcuno di voi segue il meraviglioso gioco inventato dal Diavolo, come lo definì Adriano Panatta, di certo lo guarda in televisione su Sky, Europsport o Supertennis. Quindi ha avuto, più volte, l’indubitabile disgrazia di imbattersi nelle telecronache tennistiche delle voci di queste emittenti.

Bene. O meglio, malissimo.

Preferite la spacconeria di Bertolucci su Sky, che avrà avuto anche un discreto passato da giocatore, ma ogni volta che fa il commento tecnico di una partita sembra che abbia vinto 16 Roland Garros e 21 Wimbledon, oppure siete più propensi ad ascoltare con piacere gli interventi di Giorgio Spalluto su Supertennis, incontrastato Re del Banale, talmente Federeriano che riesce a parlare di Roger dall’inizio alla fine di una partita nella quale Federer NON gioca?

Se invece gradite una voce nervosetta e fastidiosa, che sale sul carro del vincitore a seconda dell’andamento del match, senza quasi mai riuscire a prevederne l’esito a meno che uno dei due tennisti non sia avanti 6-0 5-0 40-0, potete seguire assiduamente Elena Pero. Altrimenti c’è sempre Luca Boschetto, con una voce suadente quasi quanto quella della Pero, impavido come Don Abbondio ma fortemente più noioso.

Beh, sappiate che però non è andata sempre così. Il mondo del tennis in tv, prima di tutte le voci sopracitate, ha visto anche qualcos’altro.

In particolare, ne ha visti DUE, su tutti.

Due per cui talvolta neanche ti importava tanto quali tennisti fossero scesi in campo, né come stessero giocando, perché se per caso cambiando canale ti imbattevi in loro, beh, forse avrebbero potuto anche giocare i due creatori di questo blog su un campo di patate, che tanto quella partitaccia l’avresti guardata lo stesso.

Rino Tommasi e Gianni Clerici, o viceversa. E qui l’articolo dovrebbe interrompersi per almeno un paio di minuti di applausi.

Rino e Gianni, cui mi sento di aggiungere anche un terzo grande di quei tempi recenti, il compianto Roberto Lombardi, profondo studioso della tecnica e della meccanica di questo meraviglioso sport, prematuramente portato via dalla stramaledetta SLA.

Rino Tommasi, veronese, classe 1934, è tuttora uno dei maggiori esperti italiani di pugilato e tennis; giornalista, ex telecronista ed ex conduttore televisivo, grazie al suo sapere enciclopedico sullo sport è stato sempre considerato come uno dei più grandi conoscitori di statistiche sportive.

Gianni Clerici, nato nel 1930 a Como, giornalista e scrittore, è stato anche un tennista professionista, forse non straordinariamente dotato, ma comunque capace di calcare i campi di Wimbledon e del Roland Garros senza sfigurare; è universalmente riconosciuto come uno dei maggiori esperti di tennis del mondo, tanto che nel 2006 è stato addirittura inserito nell’International Tennis Hall of Fame per via del numero e della qualità delle sue pubblicazioni in merito.

Quindi si parla di due voci decisamente competenti sull’argomento, ma la competenza non era di certo la loro unica qualità: nelle loro colorite telecronache su Mediaset, Tele+ o Sky che fosse, riuscivano ad essere divertenti, creativi, dotati di quella comicità lieve che scende delicata e intelligente sulle cose, eleganti ed educati, ma mai riverenti né ossequiosi, anzi talvolta caustici al limite di una benevola malignità.

Innumerevoli le loro “invenzioni” entrate nel mito di questo sport, dai circoletti rossi con cui sottolineavano uno scambio di alto livello appena concluso, che grazie a Clerici diventavano rosa per le signore tenniste, ai nomignoli coi quali lo stesso chiamava giocatori e giocatrici, come Andreino (Agassi), Coriolano (Coria) o Serenona (Williams).

Tra i tanti momenti indimenticabili che ci hanno regalato questi due fenomeni, semplicemente fantastico quello in cui Clerici cominciò una telecronaca da solo e con un malcelato disagio legato all’assenza del suo compagno di microfono, misteriosamente scomparso poco prima; col passare dei minuti il buon Gianni stava cominciando a mostrare evidenti segni di squilibrio, lamentandosi ormai palesemente anche con gli spettatori per la latitanza di Tommasi…fino a che questi, improvvisamente, riapparve in cabina di commento, pronto per la partita. Al sarcastico ed infastidito incalzare di Clerici sul dove fosse finito, Rino rispose seraficamente “Ero andato a mangiarmi un panino, peraltro davvero ottimo!”

Impossibile non menzionare poi le occasioni in cui Clerici si scagliava con titanica furia contro i registi dei tornei, rei di inquadrare la celebrità di turno seduta sugli spalti anziché riproporre uno scambio degno di nota che era appena stato giocato, oppure i numerosi dialoghi surreali cui ci hanno fatto assistere, tra i quali quello dove Clerici disse “A Tommasi invidio la memoria”, e Tommasi in risposta “A Clerici invidio la fantasia. Lui le cose se le inventa e poi le fa diventare vere”.

Infine, quel meraviglioso “Bongo, bongo, bongo, me ne vado fino in Congo”, la canzoncina di Sordiana memoria con cui nel 2005 cominciarono in coro la telecronaca della finale di Indian Wells tra Federer e Hewitt, intro musicale che era già diventata, da anni, la “sigla ufficiale” con cui solevano aprire gli Australian Open.

Insomma, due monumenti del giornalismo e dello sport che sapevano anche non prendersi troppo sul serio, due voci indimenticabili che hanno certamente contribuito a rendere il tennis più affascinante di quanto già non lo fosse, e l’hanno fatto riempiendo i momenti morti del gioco (e non solo quelli) con simpatia, intelligenza e leggerezza…quella leggerezza che ormai è cosa sempre più rara…perché, come diceva Italo Calvino…

“Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”


Roborio








Clerici e Tommasi cominciano la telecronaca della finale di Indian Wells del 2005




giovedì 23 aprile 2020


RIVALITÀ TRA LE TIFOSERIE DELLE SQUADRE DI LONDRA

Stemma della città di Londra

Come molti amanti del calcio, da sempre, sono stato affascinato da quello inglese.

Adoro i loro stemmi, i soprannomi che vengono dati alle squadre, che spesso hanno origini primordiali; adoro le poche simulazioni, i pochi fischi arbitrali.

Come tifoso “da stadio” e da “trasferta” e non “da divano” mi hanno sempre incuriosito le storie che concernono le rivalità e le origini di queste. Rivalità che spesso riguardano stracittadine.

Se mettiamo insieme: calcio inglese, rivalità e stracittadine non si può fare altro che pensare a Londra, città nella quale ci sono almeno 17 squadre che militano nelle prime 5 divisioni calcistiche. 

“Le reti di Wembley”, un libro di Roberto Gotta, a mio giudizio spiega stupendamente come si sviluppa il sabato del tifoso di ogni squadra londinese.

Le rivalità sono quindi numerosissime ed hanno radici antiche e basate su questioni geografiche, politiche, di costume, economiche e sociali.

Partiamo dalle più sentite, quelle che hanno dato origine, negli anni, agli scontri più violenti e sanguinosi.


Non si può non iniziare dalla sfida Millwall-West Ham, chiamata East London Derby (o anche Docks Derby) essendo entrambe nella zona est della città. Tra fine ‘800 ed inizio ‘900, erano terreni molto paludosi, nei quali si fermavano rifiuti e detriti trasportati dal Tamigi, abitati dalle classi più povere e problematiche.

Qui sorgevano i Docks, cantieri navali, con le loro ciminiere, storie di operai e portuali. 
Parrebbe che, proprio a causa di uno sciopero, nel 1926, la rivalità sia diventata aspra.

Durante la Grande Depressione quasi tutti aderirono agli scioperi a partire dagli operai dei Royal Docks, situati a nord del Tamigi (tutti Hammers); tra i “quasi” ci furono i portuali dei Millwall Docks, a sud del fiume (zona South Bermondsey)che erano troppo poveri ed affamati per permettersi di rinunciare alla pur misera paga. Da qui l’insulto “crumiri” e scambi di accuse reciproche.

Le due tifoserie, con i loro gruppi trainanti e più conosciuti (Inter City Firm e Millwall Bushwackers) sono protagoniste di gravissimi episodi di violenza; nonostante capiti raramente che si incontrino (Hammers in Premier e Millwall in Championship) è una delle partite più temute d’Inghilterra.

Tra l’altro The Den, fortino del Millwall, è in una posizione particolare: incastrato tra due linee ferroviarie, è raggiungibile solo da quattro angusti sottopassaggi, perfetti per le imboscate.
The Den - Millwall
Dalla zona est ci spostiamo a nord dove troviamo il North London Derbyche vede coinvolte Arsenal e Tottenham Hotspurs.


L’origine dell’astio risale al 1913 ed è provocato dallo spostamento dei Gunners (Arsenaldal sud londinese, dove trascorsero i primi anni della loro vita, alla zona di Highbury Square, vicinissima a White Hart Lane, dove si trova lo stadio degli Spurs.

A deteriorare i rapporti, contribuì, secondo alcune fonti, un episodio avvenuto nel 1919. La prima divisione doveva passare da 20 a 22 squadre permettendo così agli Spurs di salvarsi (erano arrivati ventesimi). Ma ciò non avvenne perché, in una riunione tra presidenti, si decise che insieme al Derby County ed al Preston North End (prima e seconda di Seconda Divisione) sarebbe stato promosso l’Arsenal per meriti storici, il tutto a discapito del Tottenham.

Da qui iniziò il periodo vincente dell’Arsenal, aggiungendo l’aspetto “palmares” a quello geografico.

Tottenham e Arsenal hanno comunque in comune qualcosa: entrambe sono rivali del Chelsea.
 

Chelsea – Tottenham Hotspurs ha radici storiche, nei primi anni del 1900 con motivazioni politiche. White Hart Lane sorge su quello che era il vecchio quartiere ebraico di Londra e da sempre i tifosi Spurs vengono chiamati e si definiscono essi stessi Yid (abbreviazione di Yiddish, ebreo); mentre i tifosi del Chelsea, all’epoca, avevano orientamento politico di estrema destra.


Arsenal – Chelsea, invece, è nata nel nuovo millennio, da quando i Blues sono diventati competitivi e le sfide tra le due compagini sono determinanti per le zone alte della Premier o per i turni finali delle Coppe.

Il Chelsea è uno dei club che danno vita ai West London Derby, insieme a Fulham, Queens Park Rengers e Brentford.

Ultimamente gli incroci sono sporadici, soprattutto quelli con il Chelsea protagonista, poiché le altre tre hanno giocato poco o niente in Premier League.
Stemma Fulham
I tifosi del Fulham identificano come rivali principali quelli del Chelsea, da sempre, e solo dopo vengono quelli del QPR e del Brentford; d’altronde Craven Cottage e Stamford Bridge sono in due quartieri confinanti.

Anche per i seguaci del QPR gli antagonisti principali sono i Blues.

A Brentford, invece, i meno graditi sono i fans del QPR, pare a causa di un tentativo, nel 1967, di acquisto e fusione orchestrato dal presidente degli Hoops all’epoca.

Anche se il club milita nelle serie inferiori, sono sentite anche le sfide con West Ham, Crystal Palace, Charlton Athletic, Fulham, Tottenham, Arsenal e Barnet. Piccoli ma vivaci e non potrebbe essere diversamente visto che sono “The Bees” (le api).

Stemma Barnet
Barnet che, a sua volta, ha rapporti non buoni con Brentford ed Arsenal anche se raramente si incontrano.

 

Il Millwall non è solo protagonista dell'East London Derby ma anche del South London Derby, nel quale affronta il Crystal Palace. Per questi ultimi, infatti, i Leoni sono gli avversari per antonomasia, per la vicinanza geografica di South Bermondsey (quartiere Millwall) con Croydon (Palace).


Nel nuovo secolo, per i sostenitori del Crystal Palace, ha preso piede la rivalità con il Charlton Athletic oltre che per motivi di confine, anche per quelli di campo: nel 2005 fu proprio il Charlton a condannare alla retrocessione il Palace.

Il cerchio del sud si chiude con i rapporti tesi tra Charlton e Millwall, che spesso si trovano nella stessa divisione.

Fans Millwall ancora protagonisti con il Chelsea ma non c’è da stupirsi visto che, prima dell’avvento di Abramovich, anche i tifosi dei Blues erano tra i più pericolosi e temuti d’Inghilterra. Naturale che finissero per scontrarsi con i Leoni ma anche con i tifosi del West Ham, le tre tifoserie più violente.

Gli Hammers, oltre che con Millwall e Chelsea, hanno rapporti tesi anche con i tifosi Spurs, rivalità che affonda le radici in un passato lontano ed è originata in parte dalla posizione dei due stadi ed in parte da questioni dialettiche: i fans del Tottenham tendono a sminuire gli avversari, che a loro volta si battono per dimostrare la loro importanza.

Sfide molto calde e sentite anche quelle tra West Ham e Arsenal legate alla posizione geografica dei due club.
 

Esistono poi tensioni tra tifosi di club londinesi che spesso si affrontano in terza, quarta o quinta serie. Tra questi, quelli del Leyton Orient (citato anche nel film Febbre a 90°) che “sentono” particolarmente le sfide con i vicini del Daghenham&Redbridge e con il Barnet oltre al West Ham (ultimamente incontrato di rado).


Chiuderei con gli attriti tra Sutton United e Bromley, compagini storiche che oggi militano nella National League.


Panino